|
I fasci di spiga impietriti
All'Alpe di Siusi un contadino ignorando il fatto che fosse un giorno
di festa, raccoglieva il fieno per fare dei covoni.
I suoi servi impauriti gli ricordarono che era proibito lavorare
di Domenica e che il trasgressore sarebbe stato punito.
Incurante degli avvertimenti il contadino di Castelrotto continuò
nel proprio lavoroapprofittando della bella giornata.
Il giorno dopo, però, i covoni di fieno costruiti la domenica
si erano tramutati in covoni di pietra e si possono ancora vedere
sull'altipiano non lontano dal Tchapit.
I nove birilli d'oro
Il Monte Calvario che si trova sopra Castelrotto ospitava una tenuta
abitata da potenti cavalieri.
Durante i loro ritrovi e feste, erano soliti giocare con i birilli:
questi avevano la peculiarità di essere completamente d'oro,
mentre la boccia di argento!
Quando il castello scomparve per mutata fortuna, e con esso i suoi
cavalieri, vi si sostituirono dei maestosi castani.
La leggenda racconta che tra questi alberi, allo scoccare della
mezzanotte, si sentono ancora i festeggiamenti dei cavalieri e il
rumore delle sfere d'argento che urtano i nove birilli d'oro.
Hans Kachler
Questa leggenda è ambientata nello splendido paese di San
Valentino e racconta la storia di Hans Kachler. Costui era conosciuto
e temuto in tutta la zona come "il grande stregone" dotato
di sinistre magie e di incredibile forza. Si diceva che festeggiasse
sullo Sciliar con le streghe e che da lì gli bastasse un
salto per tornare nella propria casa.
Si narra, ancora, che il Tchanstein, l'enorme pietra in mezzo ai
prati sia stata scagliata dal Monte Petz in un momento di rabbia.
Il Regno delle Dolomiti
Laghi magici, prati e boschi rigogliosi ricoprivano il Regno delle
Dolomiti. Una felicità profonda e un'armonia diffusa pervadevano
tutto il regno: ogni zona, fatta eccezione del Castello Reale.
In seguito al matrimonio tra la Principessa dell luna e il Principe
del Castello, la tristezza aveva invaso il castello poiché
i due giovani per loro destino non potevano mai incontrarsi: la
luce lunare avrebbe accecato lui, la vista dei cupi boschi avrebbe
rattistato fino alla morte lei.
Quando ormai sembrava non esserci più speranza un avvenimento
mutò il corso degli eventi: un amabile gnomo, re dei Salvani,
ascoltata la triste vicenda del figlio derl Re in cambio della possibiltà
di vivere con il suo popolo in quei boschi, risolse il problema.
Gli gnomi, in una notte ricoprirono tutte le rocce con un tessuto
fatto con la luce della luna.
Così i due giovani poterono tornare a vivere felici nel Regno
e da questa prodigiosa magia le dolomiti vengono chiamate anche
"Monti Pallidi".
|