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"D'or stiza ti monc"
D'oro luccicano le tue montagne dice un antico inno del posto: i
colori che assumono al tramonto con sfumature rosse, poi violette
e infine grigie ricordano che queste montagne di origine coralline
erano vive e forse lo sono ancora adesso visto il valore spirituale
che questi "giganti buoni" hanno sempre avuto per la gente
del posto.
Ed è proprio al tramonto che il Molignon, altra montagna
simbolo dell'Alpe di Siusi, acquista la sua unicità e il
suo splendore ritagliandosi una propria identità nella veduta
d'insieme dell'altopiano.
La catena del Molignon è una lunga muraglia dolomitica con
pareti da capogiro, un susseguirsi di canaloni e camini, gradini
di roccia e robusti pilastri. Si trova alla testata della Val Duron
ed è la cima settentrionale dell'esteso gruppo del Catinaccio,
massiccio che si allunga da Nord a Sud, con l'apice posto a mezzogiorno
e costituita da una cresta principale assai lunga (10 km circa)
e affilata, specialmente nel tratto più meridionale, e da
una serie di creste, di torri, torrioni, dirupi che si stendono
essenzialmente nella parte nord-orientale.
Il color rosa con cui le vette si tingono all'imbrunire, Alpenglühn
lo chiamano i tedeschi e i ladini Enrosadira, ha sviluppato leggende
e miti intorno al Catinaccio che appunto per questo viene chiamato
anche "Rosengarten", giardino di rose.
Verso Est si spinge una lunga cresta erbosa che dal Molignon si
spinge sino al Giogo di Fassa ai piedi del Sasso Piatto.
Verso Ovest rispetto al Molignon, invece, si trova la Cresta di
Terrarossa (Roterdkamm) riconoscibile dagli accesi colori delle
rocce e dei basamenti argillosi ben distinti dalle pallide Dolomiti
circostanti.
E' l'appendice est del Massiccio del Sciliar; il collegamento è
costituito da una dorsale pressoché piana che si inflette
brevemente a q. 2428 per poi allargarsi, sino ad un'ampiezza di
600 m, nel Cranzes che si fonde, senza sbalzi, con la grande massa
centrale all'altezza dell'Altopiano sornmitale. Cresta, lunga 4500
m ca., inizia dalla citata quota per soprraelevarsi immediatamente
nella Cima di Terrarossa, 2655 m, costituita da fragili e vermiglie
rocce che hanno contribuito a battezzarla nel modo più ovvio;
al centro, la cresta continua regolare e quasi piana assottigliandosi
e accidentandosi ne "La Popes" che, nella parte terminale,
si spengono con gli ultimi spuntoni rocciosi che faticano sempre
più a liberarsi dalla coltre lavica. Segue una sfinita serie
di elevazioni coperte da prato, confuse sui verdi dell'Alpe di Siusi
nei dintorni del Rif. Molignon. Lievemente ad arco, il vertice della
cresta cade sul Rif. Alpe di Tires con torri che si infittiscono
in segni e variazioni cromatiche cupree e ferrigne (denti di Terra
Rossa), mentre nell'altro versante, nord e nord ovest, declivano
rapidamente in un ordito di massi e canali superficiali che lasciano
il posto a lastronate grigiastre dette -le placche" o "laste
di Terrarossa" in corrispondenza della Cima di Terrarossa.
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